20 maggio 2011

"Che cosa fare se si rimane senza lavoro"


(Una luce in fondo al tunnel)
Alle volte mi diverto ad andare sulle Statistiche per vedere quali sono le parole inserite dalle persone sui vari motori di ricerca, parole che conducono al mio blog.
Spesso c'è chi fa ricerche se convenga tasso fisso o variabile, c'è chi si informa sul debito U.S.A. e chi su quello greco, ma la frase che ho virgolettato e messo come titolo di questo post mi ha dato molto da pensare...
La mia prima reazione è stata di grande tenerezza verso questa persona, del Sud Italia, che deve proprio essere disperata per fare una ricerca del genere su Internet.
Perché prima di chiedere in Rete che cosa fare immagino che abbia provato tutte le vie tradizionali...tipo annunci di lavoro, domande qua e là, richieste alle persone che si conoscono, ecc..
Questa ricerca su Internet probabilmente è l'ultima spiaggia in cui neppure quella persona crede, ma Internet ormai è da tutti noi, me compresa, utilizzata per le ricerche più strane, quasi si pensasse di trovare la soluzione a tutti i problemi.
Poi però mi sono detta che questa persona non sarà certo l'unica ad aver battuto tutte le strade, questa persona sarà una tra tante e allora vorrei buttar lì un'idea dedicata a tutte queste persone, quelle che si considerano veramente senza speranza...

Quando davvero si pensa di aver provato di tutto, quando la disperazione ci assale, io una cosa la farei: mi metterei a coltivare un pezzo di terra.
Non lo dico tanto per dire, in famiglia lo abbiamo davvero un pezzo di terra, la Crisi non ha ancora toccato il fondo, quando lo toccherà è dalla terra che penso tutti noi ripartiremo.
Non certo dalla Finanza.

Domani è sabato, se si è disperati, lavorare un pezzo di terra aiuta sia psicologicamente che materialmente, i prodotti della terra si possono barattare adesso per gioco, tra qualche tempo per necessità, non sappiamo come andremo davvero a finire. Ma intanto bisogna gradatamente reimpostare il proprio cervello sulla necessità di tornare ai lavori manuali, non si può pensare che questa vita spesa tra PC, facebook, twitter e click di investimenti finanziari possa durare per sempre, io passo qua sopra molto tempo, ma la mia mente è proiettata in avanti. Io sono qui, in questo momento, ma penso che tra dieci anni potrei passare davvero le mie giornate a coltivare un pezzo di terra, quello che per ora è ancora un'attività tra il serio e il faceto.

Bisogna cominciare davvero a pensarci, almeno iniziare per gioco, per procurarsi una via di uscita.

E poi penso alle proteste in Spagna, a quanto tempo ed energie sprecate a far valere il proprio diritto al lavoro!
Qui trovate le assurde, inutili e utopistiche richieste, quali quella di un salario garantito dallo Stato di 1.200 euro: si accontentano di "poco" i ragazzi...
Nessuno può offrire più un lavoro che non c'è, le aziende non investono più nei macchinari e non assumono, se ora si fermasse la Germania, poi...
Bisogna mettersi nell'ordine di idee di continuare a STUDIARE perché il mondo è troppo complicato per avere la terza media e di studiare non bisognerebbe mai smettere neanche da adulti e poi, una volta in possesso degli strumenti intellettuali necessari per capire e vivere in questo mondo, dedicarsi ai lavori manuali. Non vedo altra scelta.
In Italia ci sono 2.000.000 di giovani allo sbando, i Neet (Non in education, employment or training), ma sbagliano, con lo sconforto non si è mai risolto alcun problema, mentre cambiando la propria testa e resettando il proprio modo di pensare alla soluzione si può forse arrivare.

10 commenti:

  1. Se chi cerca disperatamente lavoro avesse un pezzo di terra, Claudia, probabilmente lo avrebbe giá venduto o lo starebbe per vendere per fare fronte alle spese quotidiane (e soprattutto a quelle mensili).
    Se invece avesse la pace interiore per coltivare il suo pezzetto di terra, vorrebbe dire che tanto disperato non é. Insomma, mi pare che le due cose non si concilino molto.
    Buon fine settimana
    Gianni

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  2. poldo alias marco21 mag 2011, 01:28:00

    Condivido l'idea della terra ma non capisco la necessità di studiare.
    Studiare non serve a nulla, è una tortura imposta al duplice scopo di impiegare inutili insegnanti e di controllare ed asservire i giovani.
    Studiare rende l'uomo un miserabile piccolo borghese invidioso e dalle piccole ambizioni.
    Bullismo a scuola, nonnismo al militare, mobbing sul lavoro, stalking nelle relazioni sentimentali, ecco a che serve studiare.
    Certo non a lavorare...

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  3. @ Poldo alias Marco:
    mai sentito niente del genere. :)
    Non posso contestare quello che dici in poche righe, ma i casi che tu citi di bullismo, nonnismo, mobbing, stalking e io ci aggiungo anche le persecuzioni a cui sono sottoposte certe mogli da parte di certi mariti, violenti fisicamente e psicologicamente, avvengono perché le vittime sono delle persone "ignoranti" nel senso che ignorano i loro diritti e non sanno farli valere.
    La conoscenza rende liberi, l'ignoranza schiavi. E' esattamente il contrario di quello che tu dici, secondo me.
    Ma mi sembra che tu ed io siamo distanti anni luce.

    @Gianni:
    bisogna rivoltare il cervello a tutti, prima che tutti rivoltino la terra. :)

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  4. Ci ho pensato tante volte, per questo mi ha colpito il tuo post. E' un normale Bias, perciò è così difficile concepire solo la possibilità di tornare a lavorare la terra. Anni di studio, media pressing, sogni indotti, soddisfazioni da appagare, routine, svaghi, culto dell'apparenza, etc.etc. ci portano lontano dalla realtà, per mano, mentre un impercettibile ghigno di compiacimento traspare dalle loro espressioni. In questa realtà artificiale abbiamo la nostra casa, i nostri affetti, il nostro passato (non tutti, ahimè) e speriamo intimamente abbia luogo il nostro futuro. "Lavorare la terrà?" Tutto è distorto. Il tuo acume, nella sua semplicità crea corti circuiti immediatamente riparati dai nostri bias.
    Chissà se un giorno, quando alla maggior parte della gente verrà in mente di tornare alla terra, chissà se qualche forma di speculazione ci priverà anche dell'ultimo sogno di libertà.
    Ti seguo.
    Giuseppe
    @wistondl

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  5. @ Giuseppe:

    il tuo commento mi fa un immenso piacere perché mi fa capire che parliamo la "stessa lingua", per lo meno in relazione a questo argomento.
    Vedi Giuseppe, io sto attraversando un periodo della mia vita nel quale questo blog unitamente ai rapporti virtuali che ne derivano stanno acquisendo molta importanza, non ti nascondo che mi sta prendendo di più di quanto mi stia prendendo la vita reale.
    Però ne sono consapevole. Spero che questo mi basti a salvarmi dal perdere di vista, nel caso si presentassero, spero di no, altre priorità della vita reale.
    Ma se, come in questo periodo, la mia mente non è appesantita da problemi concreti (tocchiamo ferro) quello che "mi prende" di più non ha niente a che vedere con il divertimento inteso nel senso tradizionale, bensì con il lavoro continuo del pensiero.
    E' come se stessi vivendo un lungo periodo di OTIUM nel senso latino del termine, in cui sono però anche spiritualmente preparata ad affrontare un eventuale LABOR.
    La modernità ha invertito il significato originario dei due termini: OTIUM non è più il tempo destinato alla speculazione intellettuale, ciascuno di noi al livello che riesce a permettersi, ma è la ricerca di sensazioni adrenaliniche, dalle quali spesso si esce esausti, mentre il LABOR non è più qualcosa che ha a che vedere con la fatica fisica ma, per chi se lo può permettere e questo mi sta bene, con una apprezzabilissima fatica di tipo cerebrale mentre per gli altri ...con le lamentele! In parole povere: la fatica fisica certe persone la concepiscono solo in palestra. :)

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  6. poldo alias marco21 mag 2011, 18:56:00

    Lavorare la propria terra, allevare le proprie bestie (proprie nel senso che non faccio lo schiavo di un padrone, besrtie e terra appartengono alla terra tra l'altro manco mangio animali), lavorare come dicevo insieme ai propri figli ed ai propri genitori ed ai propri amici (qui il concetto di proprietà è ammissibile), abbellendo ed ingrandendo l'azienda stagione dopo stagione.
    Esco di casa e già sono nel luogo di lavoro, il lavoro varia a seconda del periodo dell'anno, le donne gravide possono prendere i permessi che vogliono, tutto quello che si guadagna si investe in oro che viene seppellito in luoghi segreti. Meglio l'ufficio dite?

    Se con la scusa di farmi studiare mi convincono che il massimo della vita è fare schiattare d'invidia i poveri esibendo i simboli del successo (veline macchine di lusso barche) è meglio restare ignoranti.

    Le donne che prendono le botte sono quelle che si sentono inferiori perchè non hanno studiato, non quelle che non hanno studiato, perchè il popolo non si sente mai inadeguato, il piccolo borghese si.

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  7. Poldo, dai che ce la facciamo, tu sei distantissimo da me ma ragioni seguendo una tua LOGICA, non parli a vanvera (spero che tu pensi la stessa cosa di me) per cui andando avanti forse arriviamo ad un punto d'incontro.
    Diamo uno schiaffo morale ai Politici, facciamo vedere come in una discussione civile si riesca a raggiungere punti di incontro...

    Allora: la tua prima parte è perfetta e concordo. Fino a quando parli del lavoro d'ufficio.
    Qui non concordo: anche il "lavoro d'ufficio" ci vuole, in una società sana. Quello che non ci vorrebbe sarebbe lavorare per far "schiattare d'invidia i poveri esibendo i simboli del successo (veline macchine di lusso barche)". Bisognerebbe lavorare PER NECESSITA', per sostentamento e basta e ognuno dovrebbe possibilmente scegliersi il mestiere per cui è più adatto: lavori manuali o ufficio ci vogliono entrambi.

    Alla fine, però, per conto mio confondi le cose: il piccolo borghese è deprecabile perchè vittima del perbenismo e io su questo blog mi sono sempre battuta proprio contro il perbenismo del piccolo borghese.
    Ma la persona che non ha studiato se non si sente inadeguata rispetto a chi lo ha fatto è perché pecca di presunzione.
    Io di fronte a uno che ne sa più di me mi sento sempre inadeguata e rispettosa, anche se ho lo stesso rispetto per chi non ha potuto o voluto studiare, certamente...ma la cultura va sempre rispettata, secondo me.
    Ho detto la CULTURA, non i soldi esibiti degli arricchiti.

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  8. laureato da qualche anno, impiegatucolo fantozziano, sono d'accordo con te, un paio d'anni fa ho comprato un piccolo terreno, al quale dedico buona parte dei miei fine settimana.

    Non credete però che sia tutto rose e fiori, e come avere un cane in casa, anche quando non ne hai voglia devi portarlo a pisciare, senza contare che alcune incombenze sono molto pesanti per chi è abituato a poggiare i propri glutei su una poltrona d'ufficio regolabile.

    Passate pure una giornata con 25 kg sulla schiena a spargere antiparassitari, portatevi 30 kg di olive sulla schiena (i professionisti ne portano molto di più, io faccio più viaggi per non spaccarmi la schiena) per tutto il giorno, potate gli alberi alle 12 col sole a picco, ripristinate il muro a secco, ecc. e dopo tutto questo lavoro godete del risultato del vostro lavoro dopo una gelata a maggio col 70% del raccolto distrutto.

    Che belli i frutti della terra, che romantico...

    Per carità le soddisfazioni ci sono, e a me piace anche solo stare in mezzo al campo a fare i ad assaporare l'aria (pura?) e il sole, DA SOLO, ma quando rientro a casa magari con la faccia un po stanca (e bruciata del sole) la maggior parte delle persone mi guarda come un deficiente e dice "ma chi te lo fa fare...." e frasi del genere, qualcuno di questi magari disoccupato da anni e che si lamenta della situazione politico-economico-sociale ecc. e che non è giusto ecc.

    Ce ne fosse qualcuno che volesse VERAMENTE assaporare la vita in campagna.

    Siamo polli d'allevamento

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  9. @ neoluddista:

    tu incarni il "giovane ideale" del nuovo millennio, complimenti! :)
    laureato, con impiego fantozziano?
    anch'io quando lavoravo da dipendente con una laurea in matematica ero "sotto" un ragioniere. Embè? se non si trova altro che si fa? si sputa nel piatto in cui si mangia? no, ci si accontenta, io rispettavo il mio capo ragioniere e il mio capo ragioniere rispettava me perché non gli ho fatto mai pesare la mia laurea.
    Premetto che io non sopporto la vita da campagna, ma non mi piaceva neppure tanto lavorare sotto un ragioniere, ti dirò.

    Quello che la gente non vuol capire che quando si tratta di lavoro non ci si può più permettere di chiedersi SE IL LAVORO CI PIACE, si fa per sopravvivere e stop.

    No, non sei un pollo d'allevamento, sei un grande pavone che ha da vantare una bella ruota.

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  10. ...che se le donne non fossero state attratte dal '68 in poi da quella considerazione DISTORTA del lavoro come fonte di realizzazione di sè, quanti falsi posti di lavoro non sarebbero stati creati, tutti quelli che sono i primi saltati in fase di Crisi acuta.
    Il lavoro non è una forma di realizzazione, il lavoro è una necessità. Ogni altra visione è una distorsione, secondo me.
    Chissà come mai nessuna donna pensa mai di andare a realizzarsi andando a lavare le scale dei condomini, eh? troppo faticoso? beh...le donne che lavano le scale dei condomini hanno tutta la mia stima perché se lo fanno, vuol dire che lo fanno per necessità e la necessità dovrebbe essere l'unica molla che spinga a lavorare, chè il modo di realizzarsi nella vita non è nel lavoro, ma in altro.

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